IMAM JIHADISTI E MADRASSE PER KAMIKAZE. SOS Austria dopo il Libro Profetico di un Poliziotto Antiterrorismo italiano

Cronaca di un Califfato annunciato….

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Fonte originale: le grandi inchieste di Gospa News – Reportage pubblicato il 10 gennaio 2021

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Dopo gli attentati terroristici di matrice islamista avvenuti nel novembre 2019 a Londra, il 16 ottobre a Parigi, il 29 ottobre 2020 a Nizza e pochi giorni dopo, il 2 novembre a Vienna, anche le nazioni più favorevoli all’integrazione musulmana cominciano a cercare di correre ai ripari per sedare sul nascere i fermenti dell’Islam radicale, di norma quello Sunnita Salafita non a caso inviso agli stessi Sciiti che chiamano “tafkiri“, ovvero miscredenti-eretici, i jihadisti di Al Qaeda e dell’Isis che ne sono la peggiore e più pericolosa espressione.

L’Alta Corte di Londra ha aperto un’inchiesta affidata a Scotland Yard per i finanziamenti giunti ai terroristi di Al Nusra in Siria da banche del Qatar, la multiculturale Danimara nell’ottobre scorso ha presentato un progetto di legge per bloccare i finanziamenti stranieri alle moschee ed infine il governo austriaco ha lanciato la proposta a tutti i Paesi dell’Unione europea di adottare un registro degli Imam, le guide spirituali delle comunità musulmane, come imposto da Vienna in seguito all’adozione della nuova legge antiterrorismo.

Che il nocciolo del problema di quella parte di Islam fondamentalista e terrorista sia il ruolo dei predicatori lo inegna la storia, per molti versi ancora misteriosa, di Al Baghdadi (nella foto in copertina) che nella moschea irachena di Mosul inneggiò alla “guerra santa” costituendo lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, divenuto tremendamente celebre con l’acronimo di ISIL o ISIS.

Che l’educazione culturale estremista e radicale avvennisse nelle Madrasse, le scuole coraniche per i giovani islamici da iniziare al concetto di Jihad, lo rivelò ben 12 anni fa un libro profetico scritto da un super-poliziotto italiano dell’antiterrorismo. In quel saggio storico già si poneva l’accento sul pericolo degli Imam fanatici e sulla necessità di tenerli sotto controllo.

LA PROFEZIA SULLE MADRASSE DEL POLIZIOTTO ITALIANO

Correva l’anno 2009 quando Editori Riuniti pubblicò il saggio storico “Madrasse – Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa” scritto da Antonio Evangelista in cui già allora si evidenziava la necessità di porre un argine al fondamentalismo dilagante in alcune moschee per l’opera di manipolazione intellettuale e culturale di alcuni imam.

«Dedicato alle vittime del terrorismo, perché il silenzio che le avvolge mi indigna piú della loro morte» ha scritto l’autore nell’incipit libro diventando già in quel momento profeta della nebbia di omertà che sarebbe calata su quell’allarme lanciato da un grande esperto di antiterrorismo.

Il funzionario dirigente Antonio Evangelista fu infatti comandante della Polizia Italiana dell’Unmik (United Nations Interim Administration Mission in Kosov), il contingente ONU impegnato tra il 2000 e il 2004 nei Balcani, occupandosi di crimini di guerra, terrorismo, criminalità organizzata, mafie balcaniche e corruzione. Nel 2010-2012 partecipò alla missione UE in Bosnia come Consigliere del Ministero dell’Interno e del Direttore della Polizia della Repubblica Srpska. Dopo essere diventato vice questore aggiunto e capo della Digos di Asti è oggi aggregato all’Interpol.

L’ALLARME LANCIATO DALL’AUSTRIA

Il suo saggio Madrasse, col senno di poi, potrebbe oggi intitolarsi “Cronaca di un Califfato annunciato” alla luce dell’SOS lanciato dall’Austria dopo la strage di 4 vittime compiuta non da un “lupo solitario” a colpi di arma bianca (come a Londra, Parigi e Nizza) ma da un commando ben addestrato nell’uso del più classico dei fucili automatici dei jihadisti: il Kalashnikov AK 47, facile da reperire sul mercato a prezzi economici ed assolutamente affidabile come strumento di morte. In un’intervista al quotidiano tedesco “Die Welt” pubblicata lo scorso 2 gennaio, il ministro austriaco per gli Affari europei Karoline Edtstadler ha affermato che la registrazione degli imam presenti nel Paese è stata la chiave per “la lotta contro l’Islam politico”.

“La maggior parte degli imam si sposta in diversi paesi dell’Ue, quindi le autorità di sicurezza devono sapere chi predica cosa in quale moschea in un dato momento”, ha detto Edtstadler. Il ministro, inoltre, crede inoltre che i fondi dell’Ue dovrebbero essere “così strettamente controllati in futuro in modo che non finiscano in organizzazioni e associazioni che sostengono posizioni islamiste e antisemite”.

È anche ipotizzabile un divieto europeo al finanziamento estero per le moschee, già in vigore in Austria, ha affermato Edtstadler. Per combattere il terrorismo, inoltre, la ministra austriaca vorrebbe vedere “ulteriori miglioramenti nella cooperazione e nello scambio di dati tra le autorità giudiziarie e di sicurezza degli Stati membri dell’Ue”. La registrazione degli iman è una delle numerose nuove misure adottate dal governo del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, dopo l’attacco terroristico del 2 novembre a Vienna che ha provocato la morte di quattro persone (oltre l’attentatore) e il ferimento di altre 23.

MUJAHEDDIN DIVENUTI IMAM PER LA JIHAD

«Il motivo ispiratore del libro Madrasse. Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa, trae origine dalle rovine delle recenti guerre balcaniche e si concentra sulla sorte dei bambini rimasti orfani a causa di quelle guerre. Tra questi bambini, alcuni personaggi privi di scrupoli, individuano quelli che, in possesso di caratteristiche somatiche spiccatamente europee, sono destinati a diventare attentatori suicidi» ha scritto nella prefazione Franco Angioni, Generale di Corpo d’Armata dei Paracadutisti dell’Esercito Italiano già Comandante della Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (Ftase).

“Il libro di Antonio Evangelista, per lungo tempo testimone attento e scrupoloso delle guerre balcaniche, nella parte iniziale, fornisce uno scenario storico particolarmente interessante, per dimostrare che l’incitamento alla «guerra santa» e la predicazione basata sull’interpretazione perversa del Corano, affondano le radici nel passato” aggiunse l’alto ufficiale.

“Il problema si ripropone drammaticamente nel silenzio dei piú che, con la loro indifferenza finiscono per dare voce a ex mujaheddin, divenuti imam, che predicano la distruzione e la morte a giovani discepoli senza patria né parte. Su queste giovani menti, plasmabili e suggestibili, questo tipo di insegnamento ha un effetto devastante, rendendo il comportamento violento una condotta appresa, codificata e ritualizzata, tutt’altro che socialmente disapprovata” ha evidenziato il professor Ugo Fornari, pischiatra e scrittore, nella sua introduzione al saggio storico. Ma vediamo alcuni dei passaggi salienti di questo libro distribuito da Editori Riuniti – Gruppo Editoriale Italiano. (info qui o cliccando sull’immagine della copertina).

“Nel tentativo di creare uno Stato Islamico e un nuovo partito: il partito nazionalista musulmano Democratic Action Party, noto come Sda, la guerra tra Bosnia e Serbia tra il 1992 e il 1995 fu l’occasione per la mobilitazione dell’internazionale musulmana a favore dei bosniaci. Combattenti mujaheddin, provenienti da Afghanistan, Iraq, Cecenia, Libano, si unirono ai musulmani bosniaci contro gli infedeli, nel nome di Allah. Alla fine della guerra in Bosnia e della successiva in Kosovo, decine di mujaheddin, si stabilirono in Bosnia, sposando le donne del posto e assumendo i nomi dei «fratelli» morti in guerra, ottennero nuovi, falsi, passaporti – scrisse Antonio Evangelista già evocando quello Stato Islamico che diventò potente e orrendamente minaccioso in Medio Oriente nel 2014 dopo le prediche di Abu Bakr Al Baghdadi – Alcuni di questi reduci sono divenuti imam negli orfanotrofi bosniaci, insegnando Islam e Corano agli orfani della guerra, aggiungendo odio a odio e rancore a rancore: l’ennesima miniera di schiavi, che si è sviluppata tra Bosnia e Kosovo. Due territori che nell’ottica di una «rivoluzione islamica» sono reciprocamente complementari, rappresentandone rispettivamente la «fede» e il «braccio armato», in un quadro di traffici criminali, strumentali al reperimento di armi e esplosivi, che nei Balcani, in Kosovo, hanno il loro snodo principale”.

“Da mesi, da anni, in Bosnia, ex mujaheddin, divenuti imam, da un giorno all’altro, preparano gli studenti, i ragazzi, i bambini, alla guerra contro i nemici di Allah, contro l’Occidente, spiegando e autocelebrando, con dovizia di particolari e di menzogne, le loro storie e le loro esperienze belliche, consapevoli d’essere madri e padri di creature segnate per sempre da guerre e tragedie familiari, che li hanno portati nelle scuole madrasse. Dicono ai discepoli di immaginare il paradiso, dove il martire prenderà posto dietro al profeta e Allah – si legge ancora nel libro – Descrivono le vergini del paradiso: femmine suadenti di rara bellezza, i seni sodi, le labbra morbide, rosse e umide, gli occhi neri, scuri come la notte. Amore e odio, vita e morte, diabolicamente confusi nella mente dei giovani disorientati dalle prime pulsioni adolescenziali, strumentalizzate dai predicatori di morte, per fabbricare bombe umane. L’energia sessuale viene addomesticata dall’imam di turno per orientarla subdolamente verso la meta finale, la jihad”.

“Il Kosovo era dichiaratamente e ovviamente filoamericano, ma era anche musulmano e ogni giorno che passa per le strade polverose Adem (personaggio del libro – ndr) non perde occasione per notare la singolarità del luogo, che esibisce una copia della statua della libertà sul tetto del Victory Hotel, il piú lussuoso della capitale; al tempo stesso vede aumentare il numero delle moschee e delle Ngo islamiche. Un territorio in cui era in atto un gemellaggio fra le varie moschee e fra i vari imam che si muovevano anch’essi tra paesi limitrofi, tutti verso nord, verso Vienna – là dove centinaia di anni prima Eugenio di Savoia aveva fermato gli ottomani – tutti in contatto tra loro, scambiandosi aiuti, uomini e mezzi”.

E’ questa la conclusione del dirigente della Polizia di Stato che ha assistito con i propri occhi all’inferno bosniaco tanto da dedicargli un secondo libro intitolato “Il Califfato d’Europa” scritto con la formula diplomaticamente prudente del romanzo storico. In esso personaggi inventati si mescolano a quelli reali per svelare la trama di un complotto tra CIA e Arabia Saudita volto a creare un’enclave islamica tra i Balcani per togliere potere all’espansionismo della Russia ritornata fortemente devota al Cristianesimo Ortodosso dopo la caduta del muro di Berlino.

QUEGLI IMAM MAESTRI DI TERRORE SENZA IDENTITA’

Fondamentale per la comprensione del libro Madrasse è la postfazione in riferimento alla figura dell’imam. Proprio in queste pagina c’è già la profezia con il riferimento alla proposta di alcuni parlamentari italiani per l’istituzione di un registro dei maestri religiosi dell’Islam. (continua a leggere)

L’INCHIESTA PROSEGUE SU GOSPA NEWS